La vita è dura per una stagista

8 05 2008

Ormai nel mondo del lavoro siamo pieni di stage e stagetti e la cosa che mi fa sorridere è che ce ne sono davvero per chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso e (quasi pure) dal livello d’istruzione.
Non metto in dubbio che lo stage abbia degli aspetti positivi: permette di fare esperienza sul campo e di ampliare la cerchia delle proprie relazioni, ma trovo che ultimamente si stia trasformando (e non so se in meglio) tutto ciò che gira intorno ai termini di stage e stagista.

Parto dai pensieri di Kiki per riflettere su alcuni punti importanti:

1) Se sei stagista non sei precaria (ah no?). Concetto assurdo, ma reale…purtroppo la maggior parte delle aziende sono convinte di regalare un’opportunità d’oro a chi farà lo stage (si ma a quali condizioni?! E soprattutto, chi ci guardagna veramente di più?).

2) “Se qualcuno del Team sbaglia l’errore è tuo a priori, se svolgi un tuo lavoro egregiamente il merito è di quelli del Team”. Su questo sono d’accordo, ma credo che valga per qualsiasi persona con un ruolo inferiore e non solo per gli stagisti (è la legge del più forte!).

3) Una stagista, se ben preparata ed intraprendente, può fare la sua bella figura nel lavoro e non è sempre vero che STAGISTA = INCOMPETENTE. Però, non posso negare che alcune persone “fanno una faccia strana” quando si rendono conto che hanno davanti SOLO una  stagista (nessuno va oltre, per loro già la parola dice tutto…e non sanno quanto si sbagliano, almeno in alcuni casi).

4) La stagista ha il compito prioritario di fare tutti quei lavori che gli altri non hanno voglia di fare. Ah, come è vero…la mia esperienza più brutta in questo senso è stata qui (mi hanno spedito alle otto di sera dall’altra parte della città per fare una stupida intervista di due minuti…che strxxx!).

5) E’ importante essere disponibili e avere tanta buona voglia di lavorare, ma sono assolutamente contraria ad ogni forma, sia pur minima, di sfruttamento. Un extra ogni tanto ci può stare, soprattutto se si sta finendo un lavoro, ma non deve diventare un’abitudine o una pretesa (mai sentito parlare di straordinari? Ops, dimenticavo…lo stage è gratuito!).

6) Eh già…quando una stagista va via qualcuno rimane nella cacca (e per fortuna che era incompetente!), comunque giusto il tempo di trovare il rimpiazzo, cioè la prossima vittima-stagista-incompetente.

7) La stagista deve avere le spalle forti e tanta tanta autostima altrimenti ne esce frustrata. Non è facile impegnarsi e lavorare bene per qualcuno che non ti paga, che non ti considera per ciò che vali realmente, che non valorizza la tua preparazione, ma soprattutto non è facile dare il meglio di sè sapendo che, molto probabilmente, alla fine dello stage si ricomincia tutto da capo: un altro colloquio, un’altra azienda, un’altro stage…un’altra speranza, un’altra illusione.

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Il mio stage in RAI

16 05 2007

Grazie al Commento lasciato dalla collega di MovieZone sul mio post precedente, mi sono riaffiorati alla mente alcuni ricordi di uno dei miei tanti stage.
Alla fine del 2005, per raccogliere materiale ed effettuare delle ricerche per la mia tesi di laurea (“La Rai: come comunica al suo interno un’azienda di comunicazione esterna“), ho avuto la possibilità di fare uno stage nella più famosa azienda italiana di radiotelevisione: la RAI.
Ero a Saxa Rubra, al Tg3, nella redazione di cronaca.
Ho scoperto parecchi trucchetti che da spettatrice ignoravo, (per esempio: lo sapevate che le immagini della maggior parte dei pezzi giornalistici che vanno in onda, vengono scelte e montate solo dopo la registrazione dell’audio e non viceversa?) Eh..questi giornalisti come sono strani! Ne ho conosciuti molti: alcuni simpatici, altri decisamente meno (meglio non fare nomi, però, non si sà mai! 😉 ), e tutti sempre costantemente indaffarati e concentrarti a preparare chissà quale accattivante scoop, per poi fuggire a gambe levate, un’istante dopo la fine del tg.

Regnava sovrano il caos, la frenesia, per non parlare degli orari scombussolati! Io erò lì tutti i giorni dalla mattina alla sera, sapevo quando entravo, ma non sapevo a che ora timbravo il cartellino d’uscita. (Ho negato assolutamente la mia disponibilità per il week end, ma che siamo matti!!! ). Ricordo una volta che mi hanno spedito a fare un’intervista alle otto di sera dall’altra parte di Roma e tutto questo perchè nessun giornalista in redazione aveva voglia di farsi quella bella scampagnata in mezzo al traffico romano.

E poi…”ci sono da portare queste videocassette al I° in sala montaggio”…secondo voi chi doveva portarle tutti i giorni più volte al giorno? Esatto: proprio la stagista! 😦
Rispondi al telefono, fai le fotocopie, prendimi quello, prendimi quell’altro…il tutto sotto forma di ordini imposti con finto tono di gentilezza e comprensione, dall’alto della loro presunzione.
Come dite? Questo è “sfruttamento“! Beh io non ho detto nulla!!! 😉

Certo ci sono stati anche dei risvolti positivi, che ora però…non mi vengo in mente! No scherzo, fondamentalmente è stata una bella esperienza (intervistare, scrivere delle news, assistere alla diretta di un tg dalla regia), però sinceramente preferirei non ripeterla più!
Non sono una giornalista e diventarlo non è uno dei miei obiettivi…ecco spiegato lo sconvolgimento di questa mia esperienza giornalistica!
Non mi pento di nulla, perchè a mio parere ogni situazione che viviamo ci insegna qualcosa di importante, quindi ben vengano anche le esperienze un pò negative!

A questo punto, non oso immaginare l’espressione di qualche aspirante giornalista, che in questo preciso momento starà pensando: “Cara StakaStagista, ma come puoi non apprezzare questo stage? E’ proprio vero che chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane!” (vero Doc Journalism? 🙂 ) E va bè..ognuno ha i suoi gusti!