Riforma Pensioni: un sogno o un incubo per i giovani?

25 07 2007

Qualche giorno fa, mia madre mi ha detto: “Ro è meglio che ti sbrighi a trovare un vero lavoro, altrimenti ti toccherà lavorare all’infinito!“. Lì per lì non capivo a cosa si riferisse, ma poi approfondendo il discorso mi sono resa conto che l’argomento scottante era la Riforma delle Pensioni. Allora ho acceso il mio bel pc e ho cominciato a cercare notizie su internet, la mia prima e preziosa fonte d’informazioni. Purtroppo non ho grandi conoscenze in ambito socio-politico, il che aggrava la mia situazione: già non è facile capire tutto ciò che gira intorno al mondo dell’economia e della politica, figuriamoci poi se non si ha dimestichezza con termini tecnici, leggi, pensioni, Tfr…ecc. Così ho deciso di scrivere questo post, sperando di far luce sulla questione, magari anche con l’aiuto di qualcuno di voi che ha già le idee chiare in merito e se la sente di svelare il complicato intreccio ad una povera stagista preoccupata per il suo futuro.
Ho dato un’occhiata alla tabella sulla riforma delle pensioni e anche a questo articolo sulla facilità di totalizzazione dei contributi e sul riscatto degli anni di università. Insomma, dal 2008, la quota da raggiungere per andare in pensione sarà 96 e cioè: età della persona + totale anni in cui ha lavorato = 96
Inoltre, molto interessanti ho trovato le parole di Walter Veltroni, qui riportate in uno stralcio della sua lettera pubblicata su La Repubblica: “…Ora è il tempo di una nuova svolta radicale, e credo che tutte le forze che hanno interesse ad una crescita ispirata alla qualità sociale debbano capire che sono i giovani, oggi, i più discriminati, i più aggrediti da un assetto della società che volta loro le spalle. Tre milioni di ragazzi si trovano nella stessa situazione di “sfruttamento” in cui si sono trovati in altri decenni della nostra storia gli operai che il sindacato ha giustamente difeso e tutelato. Ora è il tempo di difendere e tutelare loro.”
Qui cosa ne pensano i giovani.

Alcuni concludono che con questa riforma i giovani dovranno lavorare fino a 70 anni. Alla base di tutto c’è l’eterna difficoltà di trovare un lavoro (un lavoro che sia giustamente retribuito e che permetta di accumulare i contributi), ed inoltre, gli anni di studio per specializzarsi (o comunque per acquisire delle conoscenze e delle competenze specifiche sempre più richieste dal mercato), costringono noi giovani ad iniziare tardi, troppo tardi!
Un incoraggiamento per superare queste difficoltà, arriva dai dati percentuali. L’indagine Istat riferita al I° semestre 2007 parla di un calo della disoccupazione e le maggiori testate ne hanno riportato la notizia: La Repubblica, Il Corriere della Sera e anche Il Sole 24 Ore, che però ha cambiato leggermente la prospettiva con un titolo che riferisce di un record di occupazione.

Ora vorrei fare un esempio pratico, giusto per rendermi conto della situazione: io ho 25 anni, sono studentessa e non ho un lavoro fisso e retribuito. Mettiamo il caso che tra qualche mese (mentre continuo a studiare per la specialistica) io riesca a trovare questo benedetto posto di lavoro (qualcuno sostiene che i miracoli esistono, allora crediamoci!) e se tutto va bene mi ritrovo a 26 anni ad avere il mio primo stipendio (quel giorno, qualsiasi esso sia, offrirò da bere a tutti promesso! 😉 ) e se non ho capito male potrò andare in pensione a 61 anni, avendo maturato 35 anni di contributi. Mmmm…in genere a 25 anni, non si dovrebbero avere preoccupazioni relative alla pensione, ma credo sia il caso di iniziare almeno a farci un pensierino, altrimenti…rischio davvero di godermi le gioie della terza età seduta ad una scrivania con accanto dei giovani e baldi colleghi che mi chiamano nonna!

www.donnesocietacivile.it

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