4 laureati su 10 lavorano senza paga

13 12 2007

Un mesetto fa circa ho scritto questo post ed attendevo con ansia i risultati del sondaggio, che finalmente ora sono stati pubblicati in questo articolo. Ragazzi sono davvero senza parole, era proprio come immaginavo! Date un’occhiate alle percentuali relative a:

  • Gli stage svolti
  • La retribuzione
  • Le ore di lavoro
  • Le proposte per il futuro
  • Chiusa un’indagine, però, ne parte subito un’altra per capire come gli under 30 vivono il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro. Il questionario è diviso in due parti: una è per gli studenti, l’altra per chi è occupato o in cerca di lavoro (con tanto di commenti finali).

    Infine, permettetemi di colgliere l’occasione per ringraziare Dario Banfi, perchè questo mi ha fatto molto piacere.

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    14 responses

    13 12 2007
    prime

    Capitolo Stage: nel corso degli anni abbiamo avuto diversi stagisti, e solo 1 si è rivelato uno stagista lavorativamente produttivo.

    Questo perchè da un lato gli uffici stage non funzionano bene e non mandano persone adatte al tipo di lavoro richiesto, dall’altro l’università non insegna quasi nulla che sia riconducibile a delle lavorazioni reali, ed infine poche sono le persone disposte a mettersi in gioco e a sacrificarsi per apprendere davvero cosa vuol dire lavorare.

    Un sondaggio quale quello di repubblica – sempre che si possa chiamare sondaggio – scopre l’acqua calda condita di luoghi comuni, che tra l’altro non hanno alcun modello di realtà giuridica o giuslavorativa, se non quella di ingannare gli stessi stagisti facendogli pensare realtà cose che non esistono.

    Nella maggior parte dei casi, lo stagista si trasforma purtroppo in un peso inutile per l’azienda, perchè non impara ciò che si era pensato potesse fare, non è preparato quanto ha indicato nel proprio CV troppo spesso gonfiato, non ha voglia di mettersi in gioco ed imparare, occupa del tempo che in azienda equivale a denaro speso su di lui.

    Nella maggior parte dei casi è quindi il ragazzo a sfruttare l’azienda e non il contrario.

    Il minimo per uno Stage sensato? Sui 3 mesi, dipende dai settori, ma in generale in 3 mesi il ragazzo impara poco o niente. Da nostre stime abbiamo valutato nel nostro settore necessari dai 6 ai 9 mesi per poter imparare ed essere in grado di lavorare in maniera decente – che quindi sia proattiva e non crei problemi alla ditta. I 3 mesi sono una cosa davvero poco utile.

    Uno stagista non è ne mai sarà un dipendente a costo 0, ma sarà solo e sempre un apprendista che occupa tempo e risorse dell’azienda, sul quale spesso non ci sono ritorni, e quindi sono risorse perse.

    Assimilarlo ad un lavoratore dipendente vuol dire fare un ulteriore grave errore di target.

    Gli stagisti che non si sentono contenti del loro stage è perchè non sono riusciti a farlo fruttare, perdendo tempo e non essendo riusciti ad entrare in sintonia con la ditta presso la quale effettuano lo stage.

    Nella maggior parte delle ditta che conosciamo bene, non vengono accettati stagisti di età superiore ai 27-28 anni perchè avrebbe poco senso, a meno che non si tratti di un lavoro altamente qualificato.

    Per il resto, come detto precedentemente, mai sentito dire che all’interno di uno stage debba esistere un rimborso spese.

    La prassi del rimborso spese nello stage è un qualcosa che è a totale discrezione della ditta che elargisce uno stage, e questo perchè si cadrebbe nell’assurdo considerando obbligatorio che la ditta paghi qualcuno per insegnargli lei stessa qualcosa.

    La fase si apprendimento contiene essa stessa al suo interno già una elargizione gratuita da parte della ditta verso lo stagista.

    Un sondaggio utile potrebbe invece essere quello di valutare quanti stagisti sono stati davvero utili in una azienda, e quanti hanno portato + danni che benefici.

    Nel nostro caso come dicevamo, gli stagisti davvero utili e preparati sono stati circa il 5% a conti fatti. Gli altri hanno rischiato di arrecare problemi seri all’azienda.

    Possiamo dire lo stesso anche di tanti altri amici.

    13 12 2007
    prime

    Interessante notare cosa ci dice repubblica – evidentemente conscia della poca sensatezza di tutta l’iniziativa a livello statistico-metodologico:

    “AVVERTENZA
    Questo sondaggio non ha, ovviamente, un valore statistico. Si tratta di una rilevazione aperta a tutti, non basata su un campione elaborato scientificamente. Ha quindi l’unico scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione su un tema di attualità. Le percentuali non tengono conto dei valori decimali. In alcuni casi, quindi, la somma può risultare superiore a 100.”

    Essendo i lettori di repubblica molto schierati politicamente, il sondaggio perde ancora di + il suo valore.

    Anche se va un plauso sincero a repubblica per la correttezza dell’avvertenza finale, non pensavamo fossero cosi coerenti. Forse volevano evitare proprio che persone ricamassero film poco sensati sopra un “sondaggio” che non è in realtà nulla.

    14 12 2007
    Benny

    Il sondaggio in effetti non si basa su un campione definito o comunque non si sa bene a chi si riferisce,sarebbe utile dividerlo anche per aree geografiche e per settore di attività.Basta non prendere il sondaggio come sacrosanta verità ma interpretare alcuni dati come riflesso della situazione italiana.

    14 12 2007
    prime

    Classico Autolesionismo alla Repubblica.

    14 12 2007
    Benny

    Non c’é bisogno di sondaggi e articoli vari per sapere quali sono i tanti problemi dell’Italia.

    14 12 2007
    Marco Patruno

    Il sondaggio non svela nulla di nuovo. Rispecchia la triste realtà di un paese in decadenza. O al più presto ci saranno interventi radicali in materia di stage oppure i giovani dovranno gridare: ” ABOLIAMO GLI STAGE”.

    15 12 2007
    Stakastagista

    Già…il sondaggio non ha valore statistico e nessuno ha mai detto il contrario, ma come dice Marco Patruno, rispecchia una triste realtà. Anche se non sono state fatte delle segmetazioni per individuare il target di riferimento di questo sondaggio e se non sono stati usati indici statistici, credo siano ugualmente dei risultati sui cui riflettere: inutile ignorare il tutto con la scusa che si tratta di un sondaggio parziale…il problema c’è ed è evidente!

    15 12 2007
    prime

    Evitiamo allora di chiamare “sondaggi” alcune parole messe in fila e di farci articoli sopra.

    Capitolo Stage: nel corso degli anni abbiamo avuto diversi stagisti, e solo 1 si è rivelato uno stagista lavorativamente produttivo.
    Questo perchè da un lato gli uffici stage non funzionano bene e non mandano persone adatte al tipo di lavoro richiesto, dall’altro l’università non insegna quasi nulla che sia riconducibile a delle lavorazioni reali, ed infine poche sono le persone disposte a mettersi in gioco e a sacrificarsi per apprendere davvero cosa vuol dire lavorare.
    Un sondaggio quale quello di repubblica – sempre che si possa chiamare sondaggio – scopre l’acqua calda condita di luoghi comuni, che tra l’altro non hanno alcun modello di realtà giuridica o giuslavorativa, se non quella di ingannare gli stessi stagisti facendogli pensare realtà cose che non esistono.
    Nella maggior parte dei casi, lo stagista si trasforma purtroppo in un peso inutile per l’azienda, perchè non impara ciò che si era pensato potesse fare, non è preparato quanto ha indicato nel proprio CV troppo spesso gonfiato, non ha voglia di mettersi in gioco ed imparare, occupa del tempo che in azienda equivale a denaro speso su di lui.
    Nella maggior parte dei casi è quindi il ragazzo a sfruttare l’azienda e non il contrario.
    Il minimo per uno Stage sensato? Sui 3 mesi, dipende dai settori, ma in generale in 3 mesi il ragazzo impara poco o niente. Da nostre stime abbiamo valutato nel nostro settore necessari dai 6 ai 9 mesi per poter imparare ed essere in grado di lavorare in maniera decente – che quindi sia proattiva e non crei problemi alla ditta. I 3 mesi sono una cosa davvero poco utile.
    Uno stagista non è ne mai sarà un dipendente a costo 0, ma sarà solo e sempre un apprendista che occupa tempo e risorse dell’azienda, sul quale spesso non ci sono ritorni, e quindi sono risorse perse.
    Assimilarlo ad un lavoratore dipendente vuol dire fare un ulteriore grave errore di target.
    Gli stagisti che non si sentono contenti del loro stage è perchè non sono riusciti a farlo fruttare, perdendo tempo e non essendo riusciti ad entrare in sintonia con la ditta presso la quale effettuano lo stage.
    Nella maggior parte delle ditte che conosciamo bene, non vengono accettati stagisti di età superiore ai 27-28 anni perchè avrebbe poco senso, a meno che non si tratti di un lavoro altamente qualificato.
    Per il resto, come detto precedentemente, mai sentito dire che all’interno di uno stage debba esistere un rimborso spese.
    La prassi del rimborso spese nello stage è un qualcosa che è a totale discrezione della ditta che elargisce uno stage, e questo perchè si cadrebbe nell’assurdo considerando obbligatorio che la ditta paghi qualcuno per insegnargli lei stessa qualcosa.
    La fase di apprendimento contiene essa stessa al suo interno già una elargizione gratuita da parte della ditta verso lo stagista.
    Un sondaggio utile potrebbe invece essere quello di valutare quanti stagisti sono stati davvero utili in una azienda, e quanti hanno portato + danni che benefici.
    Nel nostro caso come dicevamo, gli stagisti davvero utili e preparati sono stati circa il 5% a conti fatti. Gli altri hanno rischiato di arrecare problemi seri all’azienda.
    Possiamo dire lo stesso anche di tanti altri amici.

    16 12 2007
    Marco Patruno

    Gentile Amica,

    Devi capire che certi campioni non sono rappresentativi per chi non vuole vedere e sentire. Certe indagini sono antipatiche e scomode perch’è evidenziano un dato di fatto: La decadenza di un paese e il falimento di una intera generazione che ci ha preceduto. Un paese che ha perso la capacità di investire sui giovani. E quindi di puntare sul suo futuro.

    16 12 2007
    prime

    @patruno
    Probabilmente è davvero questo un paese che ha perso la capacità di investire sui giovani.
    Noi personalmente non lo biasimiamo, visto il medio livello qualitativo di questi giovani.

    Noi tutti si riceve quel che si è meritato purtroppo.

    13 01 2008
    Leonida

    Buona sera.
    Scusate se da umile lavoratore, naturalmente servo di voi illustrissimi lor signori, oso dira la mia.
    In vero illustrissimi avete ragione voi padroni che siete così buoni e generosi che addirittura ci prendete a lavorare pur conoscendo la nostra inferirità, certo dovremmo noi pagare voi per questa immenso favore che ci fate.
    Noi poveri lavoratori siamo troppo stupidi per capire certe cose e facciamo pure danni, ma non è tutta colpa nostra sono le universita’ che ci hanno rimbambito con le loro inutili nozioni, voi di sicuro siete perfetti perchè nati con la scienza infusa, sicuramente la buona situazione economica italiana è dovuta sopratutto al vostro duro lavoro e ai vostri sacrifici.
    Con rispetto e ammirazione prostandovi ai vostri piedi il vostro umile servo.

    13 02 2008
    topogigio

    Oggi se hai una laurea fatichi molto più di un diplomato per cercare lavoro, perché i posti per laureati sono pochissimi. Poi molti laureati potrebbero avere come sbocco dei posti che però danno solo ai diplomatie non ai laureati, come la contabilità per i laureati in economia, che generalmente vogliono i diplomati in ragioneria e non i laureati.
    Io ho fatto il più grande sbaglio della vita mia a laurearmi in economia, ho perso un bel pò di anni e non trovo sbocco sul mercato perché l’unica cosa che vogliono le aziende da un candidato è che deve avere esperienza. Quindi eccomi qui dal commercialista a fare un’esperienza per posti da diplomati….ma non potevo andarci subito dopo il diploma??? Quando sono stato stupido.
    Epensare che ho fatto anche un master inutile perché senza esperienza specifica non serve a nulla…
    Oggi le aziende vogliono solo tecnici e specialisti, quindi o ci si adegua o si rischia di non lavorare.
    Occhio all’età, a me a 30 anni mi dicono che sono fuori dal mercato del lavoro, d’altronde ci sono laureati di 23 anni in giro che cercano disperatamente lavoro…

    27 06 2008
    Romina

    @prime:
    In Italia a me e a molti amici offrivano solo stage. Siamo andati all’estero e ci hanno assunto subito. Gli imprenditori italiani sono dei geni e il resto del mondo un branco di idioti? O magari siete voi ad essere talmente incompetenti da non saper insegnare il lavoro alle persone? vergogna!!!

    27 10 2008
    Simona

    la persona che ha scritto l’articolo forse è già nata imparata….oh…beato lui!hihi;))

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