In Italia la laurea non vale un lavoro

22 10 2007

Il “3+2” voleva accorciare i tempi di laurea, ma di fatto, in alcuni casi, li ha addirittura allungati. La triennale non convince nè le aziende nè tanto meno noi studenti e dopo sette anni dalla riforma, siamo ancora tutti molto scettici. Gli universitari (me compresa) continuano a non fidarsi e vanno avanti con la specialistica, perchè la laurea di primo livello non offre sbocchi occupazionali, perchè la preparazione dopo soli tre anni di studio è ancora inadeguata al mondo del lavoro. E così ci ritroviamo a trent’anni senza un lavoro fisso, senza nessuna sicurezza economica e con un unico solo appoggio: quello dei genitori. Chi ci definisce bamboccioni (esprimendosi davvero con una battuta infelice), non si rende conto che se siamo ancora a casa con mamma e papà, non è certo per nostra scelta, ma per le opportunità e le agevolazioni che il sistema o la politica del nostro Paese non dà. E’ difficile trovare lavoro, è quasi impossibile guadagnare abbastanza da poterci mantenere, ma soprattutto è arduo iniziare l’iter dell’ingresso nel mercato del lavoro ad un’età decente.
Qualcuno che c’ha provato, ma il risultato è sempre lo stesso!

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Se in Europa il tasso di disoccupazione dei neolaureati è del 5%, in Italia è di ben 13,9%. Il che vuol dire che ogni volta che s’incontra nel continente 1 ragazzo senza lavoro, nella nostra penisola se ne incontrano 3, il triplo. Tra le altre fosche cifre ci sarebbe da discutere anche della cosidetta “mobilità sociale“, una parola incomprensibile che in Italia quasi non esiste. Nel nostro Paese, il 40% dei figli fa lo stesso lavoro del padre. Solo 1 su 10 è mobile, nel senso che cerca la propria strada autonomamente.

E’ una situazione insostenibile! Ci giudicano, ma non ci aiutano MAI concretamente. E pensare che si dovrebbe puntare proprio su noi giovani…in fondo siamo noi il futuro, ma sembra che nessuno ne sia pienamente consapevole!😦


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7 responses

22 10 2007
Marco

parole sante…potessi me ne sarei già andato da casa da un pezzo…non perchè non ci stia bene ma perchè quando le ali son pronte per volare la bramosia di spiccare il volo diventa un bisogno primario…e invece…purtroppo le cose in Italia rimarrano così per un bel pezzo ancora…e non è una visione pessimistica…poveri noi…

23 10 2007
sestosguardo

Bravissima, e a tale proposito ti lascio l’intero corpo di una mail che mi è arrivata e mi ha fatto tristemente riflettere sul mio futuro (ahimè). La mail è lunga, ma interessante:

ecco il testo.

23 10 2007
Stakastagista

@sestosguardo: grazie per aver lasciato un tuo commento e spero non ti dispiaccia ma ho cancellato il testo della mail che ti è arrivata…sarebbe stato soltanto un doppione: visto che nel mio post c’è il link al blog di chi ha scritto quella lettera. Comunque grazie del pensiero!🙂

24 10 2007
Lucylu

Anch’io sono una delle tante studentesse bloccate dalla riforma..
Potrei dire di esser fuori casa perchè non abito con i miei genitori, peccato però che mi mantengano ancora loro.
Non mi sento autonoma e il più delle volte mi sento in colpa di aver iniziato questa strada..di aver fatto spendere tutti questi soldi alla mia famiglia..e chissà se un giorno possa veramente renderli soddisfatti di tutti i sacrifici fatti per me.

Non mi piace esser pessimista, per questo cerco sempre di guardare il lato positivo delle cose, ma qui c’è poco da esser positivi..gli anni passano e noi siamo ancora al punto di partenza!!!

24 10 2007
Federica87

Io consiglio questo libro che tratta proprio di questo tema: “Contro i giovani” di Boeri e Galasso!! Ogni volta che leggo queste cose mi passa la voglia di studiare.

29 10 2007
Eleonora Voltolina

In effetti… Il titolo dell’ultimo post sul mio blog è proprio LAUREATO, STAGISTA ASSICURATO!!

29 09 2008
Luciano

”Gridare alla luna”.
La laurea oramai è un certificato culturale poco spendibile, in un mercato del lavoro stagnante e in un ”sistema” sempre più in degrado. Se lo studente riesce a laurearsi ovvero se i neuroni sono rimasti indenni da tanto sforzo e non è andato fuori di testa, si sentirà dire che le università italiane, sono carenti nella formazione professionale o che si è troppo specializzati per quel genere di lavoro o che non sà leggere o scrivere. Io lascerei questi luoghi comuni, per pensare in altri termini. Le istituzioni omologano e producono un genere di menti, che dovrebbero essere utili, per la società e per la comune convivenza. Ma dove arrampicarsi, se il sistema è diviso in caste, dove aggrapparsi, se scivoliamo nei pregiudizi e negli stereotipi.
Non c’è posto, per chi si applica e vuole migliorare, non c’è mercato concorrenziale e ti passa la voglia di fare.

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