Il dilemma dello stagista: quantità o qualità?

1 06 2007

Voglio mantenere la promessa fatta a Lilith e quindi eccomi qui ad affrontare l’argomento, spiegando come mai non sono completamente d’accordo con la sua affermazione.
Anch’io sono sicuramente dell’opinione che durante gli stage si debba essere molto produttivi. E’ importante per se stessi, per imparare tante cose nuove e riuscire a farne tesoro. E’ fondamentale per creare contatti professionali che in futuro potrebbero regalarci “buoni frutti”, ma il mio consiglio è quello di fare comunque attenzione a non superare il pericoloso confine che separa la disponibilità dallo sfruttamento. Il passo è breve e vi assicuro che la maggior parte delle volte si tratta di una strada senza uscita. Non è detto che la tattica del “faccio tutto e comunque” sia sempre la migliore, anzi…spesso l’eccessiva visibilità non permette a chi ci osserva di vedere e stimare le nostre vere qualità!
Il dilemma, insomma, è tra la quantià e la qualità del lavoro dello stagista. Mi chiedo se sia preferibile puntare sulla qualità del lavoro (cioè lavorare bene, facendosi apprezzare senza dire necessariamente sempre si) oppure sulla quantità (della serie eseguo tutto il lavoro che mi ordinano, anche se controvoglia, e mi distinguo per la mia estrema disponibilità).
Per me non ci sono dubbi: IO PUNTO SEMPRE SULLA QUALITA’. E intendiamoci…le mie parole non sono da fraintendere, anche perchè…sono la staka-stagista e già conoscete le carte vincenti che gioco! 😉

disponibilità- sfruttamento

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3 responses

2 06 2007
Lilith

Ciao cara Staka… in realtà la mia posizione non è poi così lontana dalla tua. Io penso che sia utile fare tanto, ma quando è opportuno bisogna saper mettere in evidenza le proprie qualità. Poi capitano a tutti i momenti ingrati della serie “fai le fotocopie”…

Quello che dico è che uno stage ha senso solo se si fa il massimo con il massimo dell’impegno: altrimenti l’esperienza resta sulla carta. Mi spiego: ci sono tante persone che fanno stage tanto per allungare il CV e, partendo dal presupposto che anche se lavorano non verranno assunte, passano il tempo tra una sigaretta e la macchina del caffè. Gli stage in Rai sono proprio un esempio calzante: sa che non sarai assunto, quindi ti limiti al minimo sindacale, sai quante volte il mio capo si è lamentato con me di stagiste/i che non facevano nulla?

Per me, finché se ne ha il tempo non bisogna rifiutare compiti, naturalmente si puà puntare su certe cose piuttosto che su altre, mostrando le proprie “doti”.

2 06 2007
Stakastagista

…ti confesso una cosa: “fare il massimo con il massimo dell’impegno” è la mia filosofia di vita e non solo negli stage. Se non si mette passione ed entusiasmo in tutto ciò che si fa, è completamente inutile farlo! 😉 Grazie per il commento che mi hai lasciato e speriamo che gli stage futuri siano per te sorprendentemente positivi, come spesso lo sono stati per me! In bocca al lupo

2 06 2007
luana modini

ke blog carinissimo, e utile…. io, anke se studio, lavoro già da tantissimo tempo, xò nn ho mai fatto uno stage in impresa…
cmq blog mlt interessante, bello il post sulla giornata d lavoro, l’ho visto e mi è muy piaciuto.
un salutissimo
Luana Modini

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