Mente flessibile o precaria?

19 06 2008

Mi piace l’idea di dividere le idee!

C’è da dire però che la divisione fra una mente flessibile ed una precaria non è sempre così netta e ben stabilita, almeno secondo il mio modesto parere. A volte le nostre scelte, il nostro approccio al mondo del lavoro dipendono da chi ci troviamo davanti e dalle situazioni che dobbiamo affrontare. Insomma,  sono convinta che anche la mente più dinamica in alcune occasioni potrebbe vacillare o al contrario una mente statica improvvisamente potrebbe avere un guizzo inaspettato!

Beh dopo queste considerazioni è abbastanza evidente il mio stato (no, non d’infermità mentale!) di flessibile precaria: una via di mezzo, insomma. Mi sento una delle tante belle sfumatire che ci sono tra il bianco e il nero.

Non so chi mi abbia segnalato, ma sono contenta di far parte delle menti flessibili e precarie (dimostrazione reale che sono proprio come appaio). Altro punto d’orgoglio è che, non solo il mio blog è in quella lista, ma ci sono anche Blogcast SdC che registro con Luca e le attività che realizziamo con il gruppo di Think Communication (tra cui il primo social network di SdC). Niente male a livello di coerenza, no?

Ps: Avrei una mente precaria da segnalare, ma non lo faccio perchè sono sicura che presto lo farà qualcun altro e allora si che sarà una vera soddisfazione ! ;)





Ci sono eccome!

12 06 2008

Alcuni sono ancora fermamente convinti che il nome giusto sia flessibilità e non precarietà, ma ci sono delle sottili differenze che rendono la situazione attuale abbastanza chiara: forse ci sono meno precari, ma intrappolati e questo a me non sembra un vantaggio.

Nella P.A. vengono messi alla porta e all’Università scendono in piazza per far sentire la loro voce, quindi i precari ci sono eccome!


fonte

E’ una situazione nella quale non si vede via d’uscita. E mentre i signori al Governo pensano alla intercettazioni e gli Onorevoli cumulano indennità, l’Italia diventa sempre più povera e il popolo della terza settimana aumenta inesorabilmente.





StRagisti: primo cortometraggio sui precari

27 05 2008

La Ballata dei Precari

Fellini traeva spesso ispirazione per i suoi film dai suoi sogni.
E così, senza avere simili manie di grandezza, un gruppo di ragazzi ha deciso di produrre un cortometraggio, dando corpo a sogni e fantasie, mettendo su pellicola la strana e sfrustrante situazione dei giovani lavoratori precari. (e ora fanno sul serio)

Stragisti è il primo cortometraggio della trilogia dedicata al precariato e ovviamente il 1° capitolo è dedicato allo “Stage“.

La Ballata dei Precari” è un progetto che si compone di tre cortometraggi che esploreranno, in chiave comico-ironica, la condizione lavorativa dei giovani nati dopo il 1970. Lavoratori precari – molto spesso laureati – sfruttati e con scarse prospettive…Che però, nel nostro caso, preferiscono “ridersi addosso”!

Protagonista di questa storia è uno stagista ormai “di professione”. Mai un lavoro retribuito, solo stage, stage, stage… (come me insomma! ;) ) E cosa succede quando un giovane laureato sfruttato segue i consigli della sua cattiva Coscienza e decide di risolvere i suoi problemi con una calibro 9? (ahi ahi ahi…)

Se volete far parte di questo corto, proponetevi:

Ps: sono curiosa di vedere il cortrometraggio, speriamo riescano a realizzarlo presto!





La vita è dura per una stagista

8 05 2008

Ormai nel mondo del lavoro siamo pieni di stage e stagetti e la cosa che mi fa sorridere è che ce ne sono davvero per chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso e (quasi pure) dal livello d’istruzione.
Non metto in dubbio che lo stage abbia degli aspetti positivi: permette di fare esperienza sul campo e di ampliare la cerchia delle proprie relazioni, ma trovo che ultimamente si stia trasformando (e non so se in meglio) tutto ciò che gira intorno ai termini di stage e stagista.

Parto dai pensieri di Kiki per riflettere su alcuni punti importanti:

1) Se sei stagista non sei precaria (ah no?). Concetto assurdo, ma reale…purtroppo la maggior parte delle aziende sono convinte di regalare un’opportunità d’oro a chi farà lo stage (si ma a quali condizioni?! E soprattutto, chi ci guardagna veramente di più?).

2) “Se qualcuno del Team sbaglia l’errore è tuo a priori, se svolgi un tuo lavoro egregiamente il merito è di quelli del Team”. Su questo sono d’accordo, ma credo che valga per qualsiasi persona con un ruolo inferiore e non solo per gli stagisti (è la legge del più forte!).

3) Una stagista, se ben preparata ed intraprendente, può fare la sua bella figura nel lavoro e non è sempre vero che STAGISTA = INCOMPETENTE. Però, non posso negare che alcune persone “fanno una faccia strana” quando si rendono conto che hanno davanti SOLO una  stagista (nessuno va oltre, per loro già la parola dice tutto…e non sanno quanto si sbagliano, almeno in alcuni casi).

4) La stagista ha il compito prioritario di fare tutti quei lavori che gli altri non hanno voglia di fare. Ah, come è vero…la mia esperienza più brutta in questo senso è stata qui (mi hanno spedito alle otto di sera dall’altra parte della città per fare una stupida intervista di due minuti…che strxxx!).

5) E’ importante essere disponibili e avere tanta buona voglia di lavorare, ma sono assolutamente contraria ad ogni forma, sia pur minima, di sfruttamento. Un extra ogni tanto ci può stare, soprattutto se si sta finendo un lavoro, ma non deve diventare un’abitudine o una pretesa (mai sentito parlare di straordinari? Ops, dimenticavo…lo stage è gratuito!).

6) Eh già…quando una stagista va via qualcuno rimane nella cacca (e per fortuna che era incompetente!), comunque giusto il tempo di trovare il rimpiazzo, cioè la prossima vittima-stagista-incompetente.

7) La stagista deve avere le spalle forti e tanta tanta autostima altrimenti ne esce frustrata. Non è facile impegnarsi e lavorare bene per qualcuno che non ti paga, che non ti considera per ciò che vali realmente, che non valorizza la tua preparazione, ma soprattutto non è facile dare il meglio di sè sapendo che, molto probabilmente, alla fine dello stage si ricomincia tutto da capo: un altro colloquio, un’altra azienda, un’altro stage…un’altra speranza, un’altra illusione.





Caro Presidente, sono incita ma abortirò!

30 04 2008

Noi, protagonisti di questa generazione, viviamo sul filo del rasoio.
Con coraggio e preoccupazione andiamo avanti, cercando di tenere sempre alta la testa, malgrado ci manchino le risorse. Non c’è nessuna guerra nel nostro Paese eppure, proprio noi giovani, ad ogni angolo e in ogni momento dobbiamo imbatterci in sacrifici, delusioni, umiliazioni e rinunce. Nessuna certezza, nessuna sicurezza sul nostro futuro…solo un presente un pò traballante che spinge alcuni di noi a gesti estremi, con la speranza però nel cuore che qualcuno li ascolti e li aiuti.

Io sono cristiana cattolica, ma non condivido l’idea di essere a priori contraria all’aborto. Per carità, adoro i bambini ed ucciderli ancora prima di metterli al mondo è un gesto terribile, ma penso che ci siano dei casi in cui diventa una scelta inevitabile: ad esempio quando si è subito uno stupro o quando ci sono gravi malformazioni. Insomma, è fondamentale considerare che ci sono delle eccezioni!

E di questi tempi c’è da riflettere su una brutta verità: un figlio è un lusso che non possiamo permetterci!

Fonte





Io ti dò il sangue, tu che mi dai?

28 04 2008

Ieri, oltre al mio dovere di cittadina (speriamo bene, purtroppo temo la doppia mazzata!), ho fatto anche la mia opera buona: sono andata a donare il sangue, perchè da qualche anno sono diventata donatrice. Quando io ne ho avuto bisogno, parenti e amici si sono sottoposti volentieri, ma non è semplice trovare donatori sani e compatibili. Sono d’accordo con l’AVIS: Il sangue è vita. A me fa piacere, nel mio piccolo, poter contribuire a salvare o a far star meglio una persona.

Ero in fila, in attesa del mio turno e ad un certo punto è entrato un mio amico, che non vedevo da un pò di tempo, mi si avvicina e mi dice: “Senti scusa, ma quanto ti pagano se dai mezzo litro?”, io lo guardo e seria gli rispondo: “una crostatina con la marmellata e un succo di frutta” .
Ci siamo messi tutti e due a ridere, ma in alcuni casi c’è davvero poco da scherzare!





Precari in sciopero

4 04 2008

Dopo la notizia di qualche giorno fa, è stato ufficialmente confermato: oggi i precari (della PA e della sanità) incrociano le braccia aderendo allo sciopero indetto da RdB Cub.

sciopero-precari2.jpg





Anche oltre i 40!

31 03 2008

Questo blog è nato con l’idea di mettere in risalto le difficoltà che, noi giovani, dobbiamo affrontare per entrare nel mondo del lavoro, ma a questo punto credo sia giusto dare un pò di spazio anche ad un altro dei tanti problemi che attanagliano il nostro Paese e che forse troppo spesso viene ignorato: la disoccupazione di chi ha superato i 40 anni di età.

banneratdal1.gif

ATDAL è un’associazione che si adopera a vari livelli, per trovare soluzioni agli urgenti bisogni dei lavoratori disoccupati, per sollevare il problema e difendere gli interessi di chi oggi perde o rischia di perdere il posto di lavoro a 40-50 anni, senza possibilità di trovare un’altra occupazione, senza contributi sufficienti per la pensione e aggiungerei…con la disperazione nel cuore sapendo di dover mandare avanti una famiglia con queste condizioni.

Si tratta del problema, figlio della piaga della precarietà, causato da una sistematica e diffusa discriminazione messa in atto dalla consuetudine di apporre un limite di età nelle offerte di lavoro, applicando così un freddo ed inesorabile filtro discriminante. Senza considerare l’esistenza di una legge che vieta la discriminazione per età (D.L. 9 luglio 2003 n. 216).
Pur comprendendo la necessità degli imprenditori a cercare ogni mezzo per ridurre i costi del lavoro (un over 40 costa più di un giovane), resta il fatto che chi non trova più lavoro e non ha ancora diritto alla pensione, si vede negato uno dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione: il diritto al lavoro. E non servono certo i tanti corsi di riqualificazione per risolvere il problema, perchè sino a quando sarà sconveniente assumere un “anziano”, qualsiasi sia il lavoro svolto o la professionalità acquisita, il problema non potrà certo vedere soluzione (senza contare l’annientamento psicologico di chi vede azzerate tutte le esperienze lavorative e la professionalità acquisita negli anni e che induce molti a seguire le orme dell’ottava vittima della Thyssen).

Questa situazione si aggrava ogni giorno che passa: mentre noi giovani cerchiamo di farci strada e di adeguarci forzatamente alle richieste di questo strano mercato del lavoro, gli over 40 tremano al pensiero di perdere il posto per sempre e gridano: “Siamo ancora vivi! Per favore, non seppelliteci!”.

Basta, direi che non si può più andare avanti così, l’Italia deve cambiare e deve farlo in fretta!





Al cinema: il call center dei precari

28 03 2008

Tutta la vita davanti

Tutta la vita davanti è una commedia grottesca, a tratti surreale, che racconta il difficile inserimento dei giovani nel mondo del lavoro: le loro ansie, le piccole aspirazioni, i problemi quotidiani, la speranza di un futuro migliore. Il tutto condito con la straordinaria ironia di un autore capace di trasformare un tema di attualità in una grande vicenda universale. Dall’intervista, da alcune foto della gallery, ma soprattutto dal cast d’eccezione credo proprio che sarà un successo.

Non ho mai lavorato in un call center, ma sono davvero curiosa di andare a vedere questo film (assolutamente attuale). Speriamo solo di riuscirci e di non fare come tutte le altre volte, quando puntualmente scopro che il film che voglio vedere non lo proiettano più in nessuna sala. :( Come avrete capito non sono un’assidua frequentatrice di cinema, ma questa volta m’impegnerò…in fondo il film esce stasera.





Sei una precaria? Sposa il figlio di Berlusconi

14 03 2008

Wow…il Cavaliere elargisce a tutte le precarie un saggio consiglio. “Io, da padre - dice sorridendo ad una studentessa - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere (…)“.
Una battuta davvero divertente, peccato che non faccia ridere le migliaia di precarie che si trovano ogni giorno a dover lottare contro l’incertezza del proprio futuro e che avrebbero solo voglia di dedicargli una bella canzoncina. L’ironia va bene perchè molto spesso aiuta a sdrammatizzare situazioni delicate, ma una frase del genere forse dimostra un pizzico di menefreghismo nei confronti dei problemi della “gente normale“. E in periodo di elezioni, non credo sia stata proprio una mossa vincente! (o forse si, dipende dai punti di vista).
Invece di trovare soluzioni concrete, di dare risposte sensate, si diverte a mettere il dito nella piaga, perchè tanto sa che il gioco lo conducono sempre i ricchi.
Io quando ero piccola dicevo sempre che avrei sposato il Principino William d’Inghilterra e che la mia vita sarebbe stata piena di lussi, che avrei lavorato solo per una mia soddisfazione personale senza dare importanza al lato economico, ma poi crescendo ho dovuto fare i conti con la realtà, perchè tanto quel Principino, come parecchi altri milionari non sarebbero mai stati nella mia vita.
Ok, mai direi mai ;) ma nel frattempo cerchiamo soluzioni vere, concrete, fattibili!





Flessibili o Precari? Sottili differenze

13 03 2008

Da qualche anno, la flessibilità del lavoro è al centro di molti dibattiti economici e politici, nonché oggetto di regolamentazione, sia legislativa sia tra le parti sociali. Viene universalmente percepita come soluzione indispensabile per mantenere una posizione competitiva delle imprese nel panorama mondiale.
A partire dagli anni ’80, in Italia, c’è stato uno sviluppo parallelo di due grandi aree. Da una parte ha continuato a crescere il mercato del lavoro cosiddetto “standard”, caratterizzato dalla compresenza di tre dimensioni classiche:

  • forma di lavoro dipendente
  • orario full time
  • contratto a tempo indeterminato
  • Dall’altra si sono affacciate condizioni occupazionali nuove, che si distinguevano dal lavoro standard anche solo per un unico aspetto:

  • l’orario parziale
  • la temporaneità del rapporto contrattuale
  • Si è cominciato quindi ad usare per questo universo lavorativo nuovo il termine di “atipico”, per sottolineare una condizione di negazione di alcune dimensioni, la diversità rispetto a una supposta condizione di “normalità”.
    Le forme di flessibilità più utilizzate sono il part-time, le collaborazioni parasudordinate e i contratti a tempo determinato. I dati Istat dicono che la flessibilità interessa circa il 14% degli occupati in Italia. Una percentuale in linea con gli altri Paesi europei, ma che viene percepita in Italia con maggiore apprensione a causa del mancato adeguamento del sistema delle tutele, previste ancora a misura di lavoratori standard.

    A questo punto credo sia fondamentale fare una distinzione, Leggi il seguito di questo post »





    Precarietà e tacchi a spillo

    12 02 2008

    Non mi è mai piaciuto scendere a compromessi, ma sono consapevole che a volte qualche piccolo compromesso è necessario accettarlo, diciamo…in vista del raggiungimento del vero obiettivo. Però, a tutto c’è un limite, no?
    Anche se spesso l’apparenza inganna! ;)